(All rights reserved)
Questa è la storia di Giulietta e del suo incontro con Baz, lo squalo vampiro!
Giulietta ha cinque anni, tanti riccioletti, occhi chiari ridenti e l'aria simpatica e furbetta!
Ama trascorrere i suoi pomeriggi immersa nella sua stanza tra fogli e matite colorate inventando storie e immaginando mille avventure.
Oggi Giulietta è particolarmente contenta.
E' una bella giornata di primavera e, all'uscita dall'asilo, ha fatto una lunga passeggiata al parco con la nonna. Insieme hanno ricordato i nomi dei fiori e dato da mangiare alle paperelle nel laghetto.
E poi, immancabile, è arrivato anche l'appuntamento con l'altalena. Giulietta adora andare sull'altalena!
Ad ogni spinta le sembra di avvicinarsi sempre più a quelle nuvolette bianche e soffici come ovatta; che bello sarebbe poterle toccare, rotolarcisi sopra e saltellare dall'una all'altra!
Un gioco dopo l'altro, giunge l'ora della merenda e Giulietta e la nonna rientrano a casa.
La nonna ha preparato una deliziosa crema alla frutta con fragranti biscottini che Giulietta mangia di gusto, seduta in cucina, mentre un delicato profumo di fiori entra dalla grande vetrata aperta.
Terminata la merenda e dato un bacio alla nonna, Giulietta si dirige saltellando nella sua cameretta dove il suo ultimo disegno attende di essere completato.
E così mentre Giulietta è intenta nella sua opera, con le dita incollate e i brillantini cosparsi sul suo tavolino, sente un rumore venire dal terrazzo.
Apre la grande vetrata, si guarda attorno e vede spuntare tra i rami dell'acero rosso una pinna...
"Una pinna?" si chiede con gli occhi pieni di stupore!
Eh sì, proprio una pinna, grigia e lucente!
Giulietta sposta le foglie ed ecco comparire anche il proprietario della piccola pinna: uno squaletto dal mantellino rosso, l'aria un pò goffa e intimidita.
"E tu chi sei?" esclama Giulietta, tra l'incerto e il divertito.
"Ciao", risponde un pò impaurito lo squalo, "Io sono Baz, lo squalo vampiro, e tu chi sei?"
"Io mi chiamo Giulietta e questo è il mio terrazzo. Cosa ci fai nascosto dietro l'albero della mia mamma? Non dovresti essere a nuotare nell'oceano?"
"Viaggiavo con il mio elicotterino ma son caduto! Non sapevo dove fossi e mi sono nascosto. Non vorrai mica mangiarmi adesso?"
"Mangiarti? Io non mangio gli squali!" risponde la bimba ridendo.
"Meno male!" esclama lo squalo vampiro. E così, rassicurato, saltellando sulla coda si avvicina a Giulietta e, porgendole la pinna, con un inchino dice "felice di conoscerti Giulietta e scusa se il mio elicotterino è finito tra le piante della tua mamma".
"Oh, felice di conoscere te squaletto" risponde Giulietta. "Adesso però dobbiamo liberare il tuo elicotterino prima che torni la mia mamma".
Giulietta e Baz, tira di qua e tira di là, riescono a liberare l'elicotterino dai gerani e lo posizionano accanto alla vetrata. L'elicotterino è intero e, per fortuna, è in grado di volare ancora!
Giulietta e lo squalo vampiro si concedono un attimo di riposo e Giulietta domanda:
"Squaletto, da dove arrivi con il tuo elicotterino?"
"Vengo dal Pianeta Papero, un pianeta lontano miliardi di anni luce dalla Terra".
"Ma allora sei in viaggio da miliardi di anni?" risponde Giulietta un pò perplessa.
"No, perché accanto alla Luna c'è una piccola porta, che voi non riuscite a vedere; con un telecomando la porta si apre e si entra in una galleria che veloce porta sul mio pianeta."
"Che bello, squaletto! Raccontami com'è fatto il tuo pianeta. Ci sono i fiori e le piante? E le altalene? E, dimmi, tutti gli animali parlano?" Giulietta è davvero curiosa e vorrebbe proprio saper tutto dello squalo vampiro e del suo pianetino.
"Il mio pianeta è un pò più piccolo della Terra e ha due grandi continenti. Un continente dove tutto, le pianure e le montagna altissime, sono completamente ghiacciate ed è abitato solo da grandi orsi bianchi e pinguini con la pancia blu. Il mare è freddissimo e vi nuotano solo le temerarie foche viola.
Lì non crescono alberi, ma solo grandi fiori bianchi, azzurri e lilla che cantano sulle note del vento.
Tutti gli animali si nutrono di piccoli frutti gialli che crescono sui pendii assolati delle montagne.
E poi c'è un altro continente, circondato da un mare caldo color smeraldo dove nuotano milioni di pesciolini dai mille colori, che hanno costruito le loro case tra i coralli rosa e le rocce chiare. Il mare bagna spiagge grandissime che si estendono fino a diventare deserti di sabbia rossa.
Più all'interno, in questo continente, ci sono grandi colline verdi, boschi e torrenti di acqua fresca.
Questo continente è abitato da papere azzurre che governano l'intero pianeta e poi da mucche, uccellini e farfalle multicolori. Ci sono milioni di alberi e fiori molto diversi da quelli che avete sulla Terra, più grandi, più colorati e, poi, ognuno ha una caratteristica particolare. Ai fiori, come ti dicevo, piace cantare, mentre gli alberi amano fare lunghe passeggiate, attraversando il deserto, per vedere il mare".
"Squaletto, ma anche voi avete il Sole?"
"Abbiamo un grande Sole arancione, molto simile al vostro; però se guardi bene il nostro sole è speciale, perché ha gli occhi, il naso e un gran sorriso. Solo quando è arrabbiato scompare dietro alle nuvole e lascia che scenda giù la pioggia. E quando questo accade gli alberi, le piante e i fiori si rifugiano nelle grotte, non crescono più i frutti del mare e della terra e l'acqua dei torrenti diventa amara".
"E si arrabbia spesso il vostro Sole?" chiede Giulietta.
"No, soltanto quando gli abitanti del pianeta litigano tra loro. E' per questo che non ci sono mai guerre sul pianeta Papero; gli abitanti hanno imparato a vivere in armonia tra loro per godere dei benefici del Sole ed essere felici".
Giulietta fa ancora tante domande allo squalo vampiro e scopre che quest'ultimo fa parte di una nobile famiglia che abita su un'isoletta del continente dal mare smeraldo. Indossa una mantellina rossa in segno della sua regalità e si nutre solo di succo di pomodoro.
Ormai è sera e la nonna chiama Giulietta per il bagnetto e la cena.
"Adesso devo andare Baz. Ma tornerai a trovarmi per raccontarmi ancora del tuo pianeta?"
"Certo Giulietta!"
E così con la promessa di rivedersi ancora, Giulietta e lo squalo vampiro si salutano.
Lo squalo parte a bordo del suo elicotterino rosa mentre Giulietta lo saluta con la manina dal suo terrazzo.
Il suono del campanello della porta di casa annuncia finalmente l'arrivo di mamma e papà.
Giulietta corre loro incontro, felice di riabbracciarli! Come ogni sera, dopo cena, seduti sul divano, tra tante coccole, giocheranno e si racconteranno le avventure della giornata!
"The impossible exists only until we find a way to make it possible" Mike Horn
venerdì 25 luglio 2014
mercoledì 16 luglio 2014
Racconto (estratto): Dominique e la magnolia
(All rights reserved)
Era disteso sul prato all'ombra dei platani, ascoltando il dolce fluire delle acque del fiume, mentre il profumo dell'erba fresca del mattino si mescolava alle note armoniose dei fiori di gelsomino del vicino bistrot.
Alle sue orecchie arrivavano le incitazioni degli allenatori della scuola di canottaggio, gli strilletti dei bimbi che con i nonni attraversavano il parco e, soltanto in lontananza, il rumore di sottofondo della città.
Dominique amava quella città, amava la dimensione di quiete e la sensazione di pace che ogni volta che vi si recava lo pervadeva. Aveva vissuto pochi mesi tra i palazzi antichi, le piazze e le colline di quel salotto un pò nostalgico e dalla forte ispirazione francese, eppure quel periodo aveva lasciato dentro di lui un'impronta profonda. E adesso, come altre volte nei mesi precedenti, aveva accolto con favore questa breve trasferta, lontana dai cieli un pò grigi e dal traffico impazzito di Parigi.
Una notte ed un giorno da spendere, finalmente, lontano dalla routine. Era un pò affannato in quel periodo per i delicati impegni professionali e per le inaspettate prove che la vita gli aveva posto.
Ma la sorte aveva voluto che in quei giorni una nota rivista avesse deciso di proporgli un nuovo reportage.
L'idea lo entusiasmava, gli aveva dato nuova adrenalina dopo lunghi mesi in cui i suoi articoli erano stati incentrati prevalentemente sulla posizione assunta dagli Stati e dai cittadini nei confronti dell'Unione Europea. Un argomento certamente interessante che aveva approfondito con numerosi viaggi ed interviste, sicuramente stimolanti, ma che lasciava sempre in lui una sensazione di disagio, di disappunto, se non, in alcuni casi, addirittura di fastidiosa impotenza. Non gli piaceva la gestione delle politiche nazionali ma ancor più si rammaricava della scarsa incisività del ruolo degli organismi europei, che non riuscivano ad espletare quella funzione di garanzia e di effettivo coordinamento che sarebbe loro spettata.
Ma adesso una nuova sfida si affacciava nella sua vita professionale: un reportage sull'ascensione in free-solo di una montagna fino a quel momento considerata inaccessibile in quella modalità.
L'altro emisfero e una nuova avventura lo attendevano.
Avrebbe raccontato i momenti precedenti l'ascensione, quella sensazione mista di impazienza, paura, invincibilità...e poi avrebbe raccolto il racconto delle emozioni degli alpinisti durante la salita e avrebbe raccontato le sue stesse emozioni nello scalare quel ghiacciaio, la trepidante attesa, il timore sui passaggi più ardui, l'esaltazione e la gioia al raggiungimento della vetta.
Il suo reportage avrebbe fatto il giro del mondo e, da appassionato di alpinismo, il suo unico desiderio era quello di riuscire a trasmettere ai lettori le sensazioni che solo la montagna è in grado di suscitare. Perché la montagna per lui non era solo passeggiate tra i boschi, polenta nei rifugi e calde serate davanti al camino...la montagna era passione, sacrificio, impegno e rispetto. E ancora una volta aveva la possibilità di essere testimone e, in parte, protagonista di tutto ciò.
Nel pomeriggio l'attendeva una riunione con il direttore della rivista per fissare i dettagli della collaborazione e della spedizione.
Era impaziente e carico di energia, ma allo stesso tempo desiderava godersi il senso di pace di quelle ore, aveva voglia di fermarsi un momento, sentir fluire le sensazioni dei giorni precedenti e lasciar scivolar via da sé ciò che l'aveva turbato.
Mentre seguiva il filo dei suoi pensieri un fiore di magnolia attirò la sua attenzione. Quel fiore gli era sempre piaciuto, non solo per la delicatezza e la purezza dei suoi colori e dei suoi petali, ma anche per la sua profonda capacità di adattamento che gli aveva permesso, nei secoli, di svilupparsi e crescere nei territori più disparati, dall'Europa, al Nord America all'Asia; per la sua forza che gli consentiva di resistere, nonostante l'apparente delicatezza, anche negli ambienti più ostili come l'Himalaya; e per l'essere simbolo, nel linguaggio dei fiori, di valori come la dignità e la perseveranza.
Quel fiore, sprigionando il suo profumo e imponendosi con il bianco dei suoi petali tra le foglie verdi di quell'albero così imponente, lo aveva riscosso rammentandogli al contempo come anche un momento dalle opache sfumature di grigio possa tornare a colorarsi di tinte calde, vitali, dolci e allo stesso tempo cariche di passione.
Quella mattina di libertà capitata per caso aveva avuto su di lui un effetto rigenerante.
Come l'ancestrale ed inconscio presagio di morte dinanzi ad un eclissi si dilegua appena il sole riappare in tutto il suo colore, così nell'aria leggera e profumata del mattino, l'eco di quelle sensazioni che l'avevano turbato lo abbandonava senza lasciare alcuna traccia nella sua vita.
Dominique si era reso conto, ancora una volta, di come niente e nessuno avrebbe potuto piegare la sua vita e le sue certezze, di come niente e nessuno avrebbe potuto sottrargli ciò in cui profondamente credeva. Perché nessuno poteva neanche immaginare quale fosse la forza del suo essere e di ciò che aveva costruito.
Gli tornò alla mente una frase che aveva sentito durante un viaggio in Arabia alcuni anni prima e che non avrebbe più scordato: "non può un vento caldo, che si insinua tra le oasi, cancellare le dune del deserto perché esse si trasformeranno sempre, ma nulla potrà mai distruggerle".
Era disteso sul prato all'ombra dei platani, ascoltando il dolce fluire delle acque del fiume, mentre il profumo dell'erba fresca del mattino si mescolava alle note armoniose dei fiori di gelsomino del vicino bistrot.
Alle sue orecchie arrivavano le incitazioni degli allenatori della scuola di canottaggio, gli strilletti dei bimbi che con i nonni attraversavano il parco e, soltanto in lontananza, il rumore di sottofondo della città.
Dominique amava quella città, amava la dimensione di quiete e la sensazione di pace che ogni volta che vi si recava lo pervadeva. Aveva vissuto pochi mesi tra i palazzi antichi, le piazze e le colline di quel salotto un pò nostalgico e dalla forte ispirazione francese, eppure quel periodo aveva lasciato dentro di lui un'impronta profonda. E adesso, come altre volte nei mesi precedenti, aveva accolto con favore questa breve trasferta, lontana dai cieli un pò grigi e dal traffico impazzito di Parigi.
Una notte ed un giorno da spendere, finalmente, lontano dalla routine. Era un pò affannato in quel periodo per i delicati impegni professionali e per le inaspettate prove che la vita gli aveva posto.
Ma la sorte aveva voluto che in quei giorni una nota rivista avesse deciso di proporgli un nuovo reportage.
L'idea lo entusiasmava, gli aveva dato nuova adrenalina dopo lunghi mesi in cui i suoi articoli erano stati incentrati prevalentemente sulla posizione assunta dagli Stati e dai cittadini nei confronti dell'Unione Europea. Un argomento certamente interessante che aveva approfondito con numerosi viaggi ed interviste, sicuramente stimolanti, ma che lasciava sempre in lui una sensazione di disagio, di disappunto, se non, in alcuni casi, addirittura di fastidiosa impotenza. Non gli piaceva la gestione delle politiche nazionali ma ancor più si rammaricava della scarsa incisività del ruolo degli organismi europei, che non riuscivano ad espletare quella funzione di garanzia e di effettivo coordinamento che sarebbe loro spettata.
Ma adesso una nuova sfida si affacciava nella sua vita professionale: un reportage sull'ascensione in free-solo di una montagna fino a quel momento considerata inaccessibile in quella modalità.
L'altro emisfero e una nuova avventura lo attendevano.
Avrebbe raccontato i momenti precedenti l'ascensione, quella sensazione mista di impazienza, paura, invincibilità...e poi avrebbe raccolto il racconto delle emozioni degli alpinisti durante la salita e avrebbe raccontato le sue stesse emozioni nello scalare quel ghiacciaio, la trepidante attesa, il timore sui passaggi più ardui, l'esaltazione e la gioia al raggiungimento della vetta.
Il suo reportage avrebbe fatto il giro del mondo e, da appassionato di alpinismo, il suo unico desiderio era quello di riuscire a trasmettere ai lettori le sensazioni che solo la montagna è in grado di suscitare. Perché la montagna per lui non era solo passeggiate tra i boschi, polenta nei rifugi e calde serate davanti al camino...la montagna era passione, sacrificio, impegno e rispetto. E ancora una volta aveva la possibilità di essere testimone e, in parte, protagonista di tutto ciò.
Nel pomeriggio l'attendeva una riunione con il direttore della rivista per fissare i dettagli della collaborazione e della spedizione.
Era impaziente e carico di energia, ma allo stesso tempo desiderava godersi il senso di pace di quelle ore, aveva voglia di fermarsi un momento, sentir fluire le sensazioni dei giorni precedenti e lasciar scivolar via da sé ciò che l'aveva turbato.
Mentre seguiva il filo dei suoi pensieri un fiore di magnolia attirò la sua attenzione. Quel fiore gli era sempre piaciuto, non solo per la delicatezza e la purezza dei suoi colori e dei suoi petali, ma anche per la sua profonda capacità di adattamento che gli aveva permesso, nei secoli, di svilupparsi e crescere nei territori più disparati, dall'Europa, al Nord America all'Asia; per la sua forza che gli consentiva di resistere, nonostante l'apparente delicatezza, anche negli ambienti più ostili come l'Himalaya; e per l'essere simbolo, nel linguaggio dei fiori, di valori come la dignità e la perseveranza.
Quel fiore, sprigionando il suo profumo e imponendosi con il bianco dei suoi petali tra le foglie verdi di quell'albero così imponente, lo aveva riscosso rammentandogli al contempo come anche un momento dalle opache sfumature di grigio possa tornare a colorarsi di tinte calde, vitali, dolci e allo stesso tempo cariche di passione.
Quella mattina di libertà capitata per caso aveva avuto su di lui un effetto rigenerante.
Come l'ancestrale ed inconscio presagio di morte dinanzi ad un eclissi si dilegua appena il sole riappare in tutto il suo colore, così nell'aria leggera e profumata del mattino, l'eco di quelle sensazioni che l'avevano turbato lo abbandonava senza lasciare alcuna traccia nella sua vita.
Dominique si era reso conto, ancora una volta, di come niente e nessuno avrebbe potuto piegare la sua vita e le sue certezze, di come niente e nessuno avrebbe potuto sottrargli ciò in cui profondamente credeva. Perché nessuno poteva neanche immaginare quale fosse la forza del suo essere e di ciò che aveva costruito.
Gli tornò alla mente una frase che aveva sentito durante un viaggio in Arabia alcuni anni prima e che non avrebbe più scordato: "non può un vento caldo, che si insinua tra le oasi, cancellare le dune del deserto perché esse si trasformeranno sempre, ma nulla potrà mai distruggerle".
Il suo sguardo si riempii di nuovo delle note colorate dei suoi pensieri e delle sue emozioni, nelle sue vene ricominciò a scorrere impetuosa la vita e nel cuore riecheggiarono i suoi battiti, forti e vigorosi.
E con l'invincibile fierezza di chi ha la consapevolezza di aver vinto si issò in piedi e, raccolto il suo zaino, con i riccioli che ricadevano sulla fronte corse incontro alla nuova meravigliosa avventura che di lì a poco avrebbe vissuto.
lunedì 30 giugno 2014
Un ristretto poco macchiato
Questa è la ministoriella che ho scritto per il contest " Storie di caffè ".
La parte in corsivo è quella proposta dagli organizzatori del contest come punto di partenza per il piccolo racconto di 600 caratteri.
E' possibile votarla andando sul Sito. Se la mia storiella dovesse piacere sarà pubblicata in un piccolo libro edito da Mondadori.
La parte in corsivo è quella proposta dagli organizzatori del contest come punto di partenza per il piccolo racconto di 600 caratteri.
E' possibile votarla andando sul Sito. Se la mia storiella dovesse piacere sarà pubblicata in un piccolo libro edito da Mondadori.
"Mi ero da poco trasferito nella nuova casa, e una mattina scesi per andare al bar e prendere un bel caffè. C'era un po' di gente, così aspettai qualche secondo. Appena mi sembrò che il barista fosse libero mi feci avanti… e chiesi un caffè ristretto poco macchiato. Il barista mi guardò perplesso ma io, orfana della mia città e del mio caffè, unico e inimitabile, insistei. Per mesi bevvi caffè ristretti poco macchiati certa di tutelare il mio palato rattristato quando, un bel giorno, per un attimo di distrazione, chiesi un caffè. Un caffè e basta. Quel giorno scoprii che anche lontano da casa un caffè poteva essere buono e che spesso per pregiudizio ci priviamo del piacere di gustare una nuova vita e i suoi sapori. Aprii dunque il mio cuore e le mie papille a questa terra e fu così che ebbe inizio la mia felicità."
lunedì 16 giugno 2014
Giugno
Finalmente sta arrivando!
L'estate, la stagione dei ghiacciai, delle camminate infinite tra paesaggi incontaminati in cui ti faranno compagnia solo il riflesso del sole sulle cime, i prati, l'aria leggera.
Ancora chiusa tra le pareti dello studio, la mente vola via lontano sognando nuove avventure.
Scorrono veloci i giorni di Giugno!
Il mese dell'organizzazione, delle guide, dei quaderni di appunti, delle serate trascorse a studiare percorsi, itinerari, a ricercare voli, bus e alloggi.
Il mese in cui fai il check dell'attrezzatura in garage tra polvere e scatoloni, cercando quella vite da ghiaccio misteriosamente scomparsa o la frontale intrappolata tra corde e scarponi.
Il mese dei sogni, dell'immaginazione.
La promessa di emozioni intense a contatto con la natura, di incontri con viaggiatori eccentrici, come i vecchietti con la maggiolina che attraversano l'oceano a bordo di un cargo per raggiungere l'altro emisfero; o l'alpinista solitario che ha toccato le cime più alte del mondo.
Viaggiare non solo per andare alla scoperta di luoghi e culture lontane, profumi e sapori sconosciuti,
ma viaggiare anche per scoprire il mondo attraverso la percezione degli altri viaggiatori, attraverso i loro occhi, i loro racconti e le loro esperienze.
Raccogliere in un'espressione o in una frase una piccola goccia di vita, le impressioni e le emozioni che un paesaggio può generare o gli insegnamenti e i nuovi punti di vista che possono derivare da un incontro.
Quando viaggio mi piace fermarmi in un luogo quel tanto che occorre per sentirmene parte.
A due passi da casa o dall'altra parte del mondo, accanto al mare o al cospetto di un'immensa montagna o in un piccolo villaggio, poco importa. Ciò che conta è fermarsi.
Lasciarsi attraversare dai colori, i suoni, i profumi; percepire l'energia di quel luogo e di quel momento; ascoltare l'eco che hanno dentro di te.
Questo per me significa davvero viaggiare, creare una prospettiva ed un'esperienza di viaggio davvero unica e personale.
Un'esperienza che in questo modo, sono certa, resterà sempre parte di me e del mio piccolo bagaglio di vita.
L'estate, la stagione dei ghiacciai, delle camminate infinite tra paesaggi incontaminati in cui ti faranno compagnia solo il riflesso del sole sulle cime, i prati, l'aria leggera.
Ancora chiusa tra le pareti dello studio, la mente vola via lontano sognando nuove avventure.
Scorrono veloci i giorni di Giugno!
Il mese dell'organizzazione, delle guide, dei quaderni di appunti, delle serate trascorse a studiare percorsi, itinerari, a ricercare voli, bus e alloggi.
Il mese in cui fai il check dell'attrezzatura in garage tra polvere e scatoloni, cercando quella vite da ghiaccio misteriosamente scomparsa o la frontale intrappolata tra corde e scarponi.
Il mese dei sogni, dell'immaginazione.
La promessa di emozioni intense a contatto con la natura, di incontri con viaggiatori eccentrici, come i vecchietti con la maggiolina che attraversano l'oceano a bordo di un cargo per raggiungere l'altro emisfero; o l'alpinista solitario che ha toccato le cime più alte del mondo.
Viaggiare non solo per andare alla scoperta di luoghi e culture lontane, profumi e sapori sconosciuti,
ma viaggiare anche per scoprire il mondo attraverso la percezione degli altri viaggiatori, attraverso i loro occhi, i loro racconti e le loro esperienze.
Raccogliere in un'espressione o in una frase una piccola goccia di vita, le impressioni e le emozioni che un paesaggio può generare o gli insegnamenti e i nuovi punti di vista che possono derivare da un incontro.
Quando viaggio mi piace fermarmi in un luogo quel tanto che occorre per sentirmene parte.
A due passi da casa o dall'altra parte del mondo, accanto al mare o al cospetto di un'immensa montagna o in un piccolo villaggio, poco importa. Ciò che conta è fermarsi.
Lasciarsi attraversare dai colori, i suoni, i profumi; percepire l'energia di quel luogo e di quel momento; ascoltare l'eco che hanno dentro di te.
Questo per me significa davvero viaggiare, creare una prospettiva ed un'esperienza di viaggio davvero unica e personale.
Un'esperienza che in questo modo, sono certa, resterà sempre parte di me e del mio piccolo bagaglio di vita.
domenica 15 giugno 2014
Perseveranza!
Non sempre è facile portare avanti le proprie passioni e ammiro infinitamente chi riesce a non perdersi mai e a perseverare lungo il proprio cammino.
La perseveranza è una dote, sì innata, ma che può e deve essere ogni giorno coltivata.
Qualunque sogno si insegua, che sia scrivere un libro, scalare la cima più alta del mondo o scattare la foto del secolo, è soltanto con la costanza e la tenacia che si potrà raggiungere quel risultato o, almeno, avvicinarsi ad esso senza alcun rimpianto. E così, mi fa piacere pubblicare un'immagine tratta dal sito, appena nato, di una persona meravigliosa che ha fatto della perseveranza, della dedizione e dell'impegno alcuni dei principi ispiratori della sua vita!
Il ricercatore e fotografo Andrea G. Sanfilippo.
Clicca qui per visitare il suo sito web!
La perseveranza è una dote, sì innata, ma che può e deve essere ogni giorno coltivata.
Qualunque sogno si insegua, che sia scrivere un libro, scalare la cima più alta del mondo o scattare la foto del secolo, è soltanto con la costanza e la tenacia che si potrà raggiungere quel risultato o, almeno, avvicinarsi ad esso senza alcun rimpianto. E così, mi fa piacere pubblicare un'immagine tratta dal sito, appena nato, di una persona meravigliosa che ha fatto della perseveranza, della dedizione e dell'impegno alcuni dei principi ispiratori della sua vita!
Il ricercatore e fotografo Andrea G. Sanfilippo.
Clicca qui per visitare il suo sito web!
mercoledì 5 febbraio 2014
Un libro che non conosce fine
Pomeriggi che corrono distrattamente, in cui la mente vaga tra le pieghe della tua vita, tra la tua quotidianità, i tuoi desideri, i tuoi obiettivi, la realtà.
E ti accorgi di come la coerenza sia forse la qualità più difficile da acquisire e sviluppare. Perché a volte non sono solo le difficoltà oggettive a frapporsi tra ciò che vuoi e ciò che fai.
Spesso sei proprio tu a bloccare la tua vita.
Il perché ciò avvenga poi non è chiaro. Forse la pigrizia, forse la paura.
E' come se l'essere umano avesse una particolare inclinazione a creare ostacoli a sé stesso.
Certo è che a volte hai la sensazione di non fare abbastanza, che le tue giornate siano troppo brevi per fare tutto ciò che vorresti.
Ti senti quasi in colpa per non riuscire a dedicare alla tua vita il tempo che meriterebbe, riuscendo a soddisfare quella voglia di conoscere e imparare che a volte si trasforma in un bisogno urgente, pressante, non rinviabile.
E se è vero che a volte serve un piccolo sforzo per uscire dalla routine, dalla stanchezza del lavoro e di tutte le complessità che il quotidiano pone, ti rendi conto che c'è qualcosa che vince su tutto, sulle difficoltà materiali come sull'incoerenza.
Il desiderio di crescere, andare avanti, di non fermarsi mai.
La voglia di vivere nuove avventure come storie di un libro che non conosce fine.
E ti accorgi di come la coerenza sia forse la qualità più difficile da acquisire e sviluppare. Perché a volte non sono solo le difficoltà oggettive a frapporsi tra ciò che vuoi e ciò che fai.
Spesso sei proprio tu a bloccare la tua vita.
Il perché ciò avvenga poi non è chiaro. Forse la pigrizia, forse la paura.
E' come se l'essere umano avesse una particolare inclinazione a creare ostacoli a sé stesso.
Certo è che a volte hai la sensazione di non fare abbastanza, che le tue giornate siano troppo brevi per fare tutto ciò che vorresti.
Ti senti quasi in colpa per non riuscire a dedicare alla tua vita il tempo che meriterebbe, riuscendo a soddisfare quella voglia di conoscere e imparare che a volte si trasforma in un bisogno urgente, pressante, non rinviabile.
E se è vero che a volte serve un piccolo sforzo per uscire dalla routine, dalla stanchezza del lavoro e di tutte le complessità che il quotidiano pone, ti rendi conto che c'è qualcosa che vince su tutto, sulle difficoltà materiali come sull'incoerenza.
Il desiderio di crescere, andare avanti, di non fermarsi mai.
La voglia di vivere nuove avventure come storie di un libro che non conosce fine.
lunedì 2 dicembre 2013
L'aria leggera
Il cielo azzurro e le cime innevate.
Un senso di calma infinita.
Lo sguardo vaga tra le montagne e mi viene in mente una bellissima frase di Gervasutti:
"Nelle vibranti e libere corse sulle rocce tormentate, nei lunghi e muti colloqui con il sole e con il vento, con l'azzurro, nella dolcezza un po' stanca dei delicati tramonti, ritrovavo la serenità e la tranquillità. E l'ebbrezza di quell'ora passata lassù isolato dal mondo, nella gloria delle altezze, potrebbe essere sufficiente a giustificare qualunque follia."
Arrivare in cima. Fermarsi. E soffermarsi su ciò che ti circonda: le creste bianche, i costoni rocciosi che degradano verso valle, i radi alberi, i tronchi nudi avvolti dalla neve.
L'aria è leggera, respiri a fondo, e un senso di benessere ti pervade.
Non c'è nessun luogo e nessun momento al mondo in cui mi senta libera come nelle ore trascorse nella quiete della montagna.
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